Il trionfo della sciocchezza: la scommessa sulla giustizia
“Giufà e la scommessa” è un’altra storia che sembra un aneddoto, ma che in realtà è una profonda riflessione sulla natura della giustizia, della convenzione e dell’assurdità. Giufà si trova a scommettere su un fatto banale: chi è più intelligente, lui o un altro? La risposta è ovvia: l’altro. Ma Giufà non si arrende. E allora, con un ragionamento assurdo, con una logica tutta sua, dimostra che la verità è una questione di prospettiva. E che la giustizia, quella che ci insegnano fin da piccoli, è una tra le tante.
Quando viene giudicato da un’assemblea di sapienti, Giufà non cerca di difendersi con la ragione, ma con la follia. Usa un linguaggio letterale, una logica che non ha senso per gli altri, ma che per lui è l’unica verità possibile. In questo modo, Giufà non solo vince la scommessa, ma svela l’ipocrisia dei suoi giudici, la loro presunzione, la loro incapacità di vedere oltre le apparenze. È un po’ come il Matto di Pirandello, quello che urla la verità in faccia a tutti e viene preso per pazzo. Ma il Matto, come Giufà, non è pazzo. È l’unico che ha capito che la realtà non è quella che ci raccontano, ma quella che costruiamo noi stessi.
In questa storia, c’è un’eco lontana di Empedocle, il filosofo agrigentino che cercava di unire gli opposti, l’amore e l’odio, la vita e la morte. Giufà, con la sua sciocchezza, unisce la stoltezza alla saggezza, l’ignoranza alla verità. E lo fa senza volerlo, senza un piano, senza una strategia. Lo fa per caso, per istinto, per quella natura che lo porta a essere ciò che è: un’anomalia, una stranezza, un’eccezione che conferma la regola. La regola, che la vita è un teatro, e che la giustizia è una farsa.
UN’EPIGRAFE PER IL LETTORE
«Chi è Giufà, se non uno dei tanti personaggi che, come il sottoscritto, si trova a vivere la vita come un’imprevedibile rappresentazione teatrale? Un po’ di follia, un po’ di astuzia, e la realtà si disfa, si decompone, fino a rivelare la sua vera natura: una maschera, una tra le tante. E la Sicilia, ah, la Sicilia è il teatro perfetto per questo dramma, per questa commedia.»
Il fantasma di Luigi Pirandello
«Giufà, come ogni siciliano, ha un suo codice, un suo modo di stare al mondo. Non è l’idiota che credono, no. È il finto tonto, quello che guarda e non vede, che ascolta e non sente. Ma sotto a quella maschera di indifferenza, c’è un cervello che macina, che capisce che la legge dei potenti non è quella dei poveri cristi. E la giustizia, quella vera, a volte, non si trova sui libri.»
Il fantasma di Leonardo Sciascia
«Che Giufà è ‘u scemo del villaggio, dici? Ma va’! È ‘u cchiù furbu di tutti. Con ‘sta faccia di minchione, ti fa ‘na cosa che tu non ci arrivi manco a pensarla. E ti mette ‘a suttasopra ‘u munnu, ‘a giustizia, i liggi. Un poco com’è ‘u commissario Montalbano, che ‘a verità la trova ‘unni ‘a legge non la vuole manco a vederla. È la stessa cosa, capisci?»
Il fantasma di Andrea Cammilleri











