Il “bassotto della sapienza popolare”: una lettura in trasparenza – LA SAPIENZA DI GIUFA’

Il “bassotto della sapienza popolare”: una lettura in trasparenza

C’è, nel pensiero di Sciascia, una profonda fascinazione per la figura di Giufà. Non come personaggio da barzelletta, no, non come maschera da commedia dell’arte. Ma come archetipo, come simbolo di una sapienza profonda e non conforme, che non si basa sulla ragione, sulla logica, sulle leggi scritte. Sciascia, che ha passato una vita intera a indagare le pieghe più oscure della storia siciliana, a scavare nelle trame del potere, a mettere in discussione ogni verità ufficiale, ha visto in Giufà una sorta di suo alter ego, un “bassotto della sapienza popolare”. Il bassotto, con le sue zampe corte e il suo muso curioso, scava a fondo, dove gli altri non arrivano. Non ha l’eleganza del levriero, né la forza di un pitbull. Ma ha la perseveranza, la tenacia, l’ostinazione di chi sa che la verità si nasconde sotto terra, sotto la superficie delle apparenze. E Giufà è così. La sua ignoranza, la sua beata incapacità di comprendere la convenzione, diventa una forza sovversiva. Non combatte il potere con la ragione, ma lo disarma con l’assurdo. Non si ribella alla legge, ma la disintegra con la sua logica elementare. È il paradosso che si fa carne, l’irrazionale che si fa strumento di critica. E questo, Sciascia lo ha capito. Ha capito che in un mondo dove la ragione è al servizio del potere, la follia può essere l’unica via per la libertà. Un po’ come Pirandello, che ha sempre sostenuto che la verità non è una sola, ma tante quante le maschere che indossiamo. E Giufà, che non ha maschere, perché è già una maschera in sé, svela la follia di un mondo che si crede sano.

L'ARCHETIPO NEL PENSIERO DI SCIASCIA

«Ogni personaggio che mi è nato, che mi si è affacciato alla mente, ha sempre avuto qualcosa di Giufà. Non la stupidità, no, quella è una maschera che serve. Ma quell'ingenuità, quella sfacciataggine di agire senza calcolo, senza un secondo fine, senza quella ragione che fa di un uomo un'ombra di se stesso. Giufà è il sogno dell'impunità, il desiderio di essere finalmente se stessi, senza il peso del giudizio, senza la condanna del mondo. E in Sicilia, questo sogno è una cosa che si respira, che ti entra nelle ossa.» L. P.

«Giufà non è il folle, no. Il folle è chi crede di essere nel giusto, chi applica le leggi senza domandarsi chi le ha scritte e a che cosa servono. Giufà, con la sua sconsideratezza, mette a nudo la fragilità di quelle leggi, la loro arbitrarietà. È un sismografo della verità, un bassotto della sapienza popolare. E come ogni bassotto, scava, scava, fino a trovare l'osso, fino a trovare la verità che nessuno vuole vedere.» L. S.

«Giufà, a mia, mi fa pensare a certe persone che ho conosciuto. Che sembrano dei santi, e invece sono diavoli. E che sembrano dei poveri cristi, e invece ti fottono pure l'anima. Giufà, dici tu, è uno che non capisce. E invece, capisce tutto, perché ha capito che in 'stu munnu, la legge è 'a legge del più forte. E che per campare, a volte, tocca farsi i furbi. O farsi i finti tonti. Che poi è 'a stessa cosa.» A. C.

Francesco Rizzo

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