Nella letteratura agrigentina: la penna che scava
La figura di Giufà, con la sua semplicità e la sua profondità, ha sempre affascinato i letterati. Ma in Sicilia, questa fascinazione si è fatta amore, si è fatta ossessione. E così, Giufà è entrato nelle pagine dei libri, è diventato protagonista di poesie, di romanzi, di racconti. Ignazio
Buttitta, il poeta del popolo, il cantore della Sicilia contadina, ha visto in Giufà la metafora di un popolo che ha imparato a difendersi dall’oppressione con la furbizia, con la beffa, con la saggezza. Nelle sue poesie, Giufà non è solo un personaggio, ma un’idea, un’anima, un simbolo di resistenza. È l’idiota che insegna, il pazzo che svela la verità, il povero che possiede una ricchezza che i potenti non avranno mai.
E poi c’è Andrea Camilleri. In un certo senso, il commissario Salvo Montalbano è un po’ la reincarnazione moderna di Giufà. Non ha la sua ingenuità, certo, non ha la sua stupidità. Ma ha la stessa capacità di agire al di fuori delle regole, di affidarsi all’intuito, alla pancia, al buon senso.
Montalbano, come Giufà, non si fida delle apparenze, delle testimonianze, dei documenti. Scava, scava, fino a trovare la verità che si nasconde dietro la menzogna, dietro la corruzione, dietro il potere. È un po’ come un bassotto, come lo definirebbe Sciascia, che scava, scava, fino a trovare l’osso, fino a trovare la verità. E in questa sua ostinazione, in questa sua sfacciataggine, Montalbano si avvicina a Giufà, a quel folle che non si arrende mai, che continua a vivere la vita come se fosse un gioco, una commedia, una rappresentazione. E in questo senso, la sua saggezza non è che una forma di ribellione, una forma di resistenza, una forma di amore per la sua terra e per il suo popolo.
L'OMBRA DI UN'IDEA
«Ogni personaggio che mi è nato, che mi si è affacciato alla mente, ha sempre avuto qualcosa di Giufà. Non la stupidità, no, quella è una maschera che serve. Ma quell'ingenuità, quella sfacciataggine di agire senza calcolo, senza un secondo fine, senza quella ragione che fa di un uomo un'ombra di se stesso. Giufà è il sogno dell'impunità, il desiderio di essere finalmente se stessi, senza il peso del giudizio, senza la condanna del mondo. E in Sicilia, questo sogno è una cosa che si respira, che ti entra nelle ossa.» L. P.
«Giufà non è il folle, no. Il folle è chi crede di essere nel giusto, chi applica le leggi senza domandarsi chi le ha scritte e a che cosa servono. Giufà, con la sua sconsideratezza, mette a nudo la fragilità di quelle leggi, la loro arbitrarietà. È un sismografo della verità, un bassotto della sapienza popolare. E come ogni bassotto, scava, scava, fino a trovare l'osso, fino a trovare la verità che nessuno vuole vedere.» L. S.
«Giufà, a mia, mi fa pensare a certe persone che ho conosciuto. Che sembrano dei santi, e invece sono diavoli. E che sembrano dei poveri cristi, e invece ti fottono pure l'anima. Giufà, dici tu, è uno che non capisce. E invece, capisce tutto, perché ha capito che in 'stu munnu, la legge è 'a legge del più forte. E che per campare, a volte, tocca farsi i furbi. O farsi i finti tonti. Che poi è 'a stessa cosa.» A. C.











