Giufà nel pensiero contemporaneo: l’uomo smarrito nel labirinto
E oggi? Oggi, in questo mondo caotico, in questo mondo dove la verità è un’opinione, dove la legge è un’arma, dove l’apparenza è tutto, che ruolo ha Giufà? A mio parere, un ruolo fondamentale. Giufà è la metafora dell’uomo moderno, smarrito tra la letteralità delle istruzioni e la complessità del mondo. Siamo tutti un po’ Giufà. Ci dicono di “andare avanti”, e noi ci mettiamo a camminare, senza sapere dove andare. Ci dicono di “essere felici”, e noi ci sforziamo di sorridere, senza sapere perché. Ci dicono di “essere se stessi”, e noi ci mettiamo una maschera, una tra le tante, quella che ci sembra più adatta.
E Giufà, con la sua innocenza, ci mostra l’assurdità di questo gioco. Ci mostra che la vita non è una questione di istruzioni, ma una questione di istinto. Non è una questione di regole, ma una questione di anima. Non è una questione di logica, ma una questione di cuore. E la sua ribellione, la sua follia, la sua sconsideratezza, non sono che un grido, un grido di libertà, un grido di ribellione contro un mondo che ci vuole tutti uguali, tutti omologati, tutti schiavi della ragione. E in questo senso, Giufà è il nostro eroe, il nostro simbolo, la nostra speranza. La speranza di un mondo dove la follia non è una malattia, ma una cura. Dove la stupidità non è un difetto, ma una virtù. Dove la letteralità non è un limite, ma una forza. E dove l’uomo, finalmente, può essere se stesso, senza maschere, senza finzioni, senza bugie.
L'OMBRA DI UN'IDEA
«Ogni personaggio che mi è nato, che mi si è affacciato alla mente, ha sempre avuto qualcosa di Giufà. Non la stupidità, no, quella è una maschera che serve. Ma quell'ingenuità, quella sfacciataggine di agire senza calcolo, senza un secondo fine, senza quella ragione che fa di un uomo un'ombra di se stesso. Giufà è il sogno dell'impunità, il desiderio di essere finalmente se stessi, senza il peso del giudizio, senza la condanna del mondo. E in Sicilia, questo sogno è una cosa che si respira, che ti entra nelle ossa.» L. P.
«Giufà non è il folle, no. Il folle è chi crede di essere nel giusto, chi applica le leggi senza domandarsi chi le ha scritte e a che cosa servono. Giufà, con la sua sconsideratezza, mette a nudo la fragilità di quelle leggi, la loro arbitrarietà. È un sismografo della verità, un bassotto della sapienza popolare. E come ogni bassotto, scava, scava, fino a trovare l'osso, fino a trovare la verità che nessuno vuole vedere.» L. S.
«Giufà, a mia, mi fa pensare a certe persone che ho conosciuto. Che sembrano dei santi, e invece sono diavoli. E che sembrano dei poveri cristi, e invece ti fottono pure l'anima. Giufà, dici tu, è uno che non capisce. E invece, capisce tutto, perché ha capito che in 'stu munnu, la legge è 'a legge del più forte. E che per campare, a volte, tocca farsi i furbi. O farsi i finti tonti. Che poi è 'a stessa cosa.» A. C.











