Influenza ed eredità nell’opera di Luigi Pirandello
Non è un caso che Pirandello, il genio agrigentino che ha scardinato ogni certezza, si sia nutrito di questa cultura popolare. L’eco di Giufà risuona in ogni sua opera. In Pirandello, il concetto di “maschera nuda” non è che una rivisitazione del paradosso di Giufà. Se per Giufà la letteralità è una forza, per i personaggi pirandelliani è un peso, una condanna. Giufà è l’idiota che vive senza maschere, in una realtà a sé stante, mentre i personaggi di Pirandello sono costretti a indossarle, a recitare un ruolo, a vivere una vita che non è la loro. L’irrazionalità di Giufà, la sua incapacità di conformarsi alle regole, si ritrova nel “teatro dell’assurdo” di Pirandello, dove la logica del mondo esterno si scontra con la follia di un’anima. I personaggi di Pirandello, come Giufà, sono degli antieroi, delle figure che vivono ai margini della società, che mettono in discussione la realtà e che, con la loro follia, ci mostrano la verità. La saggezza di Giufà, che si cela dietro la stupidità, è l’incarnazione di quella “sapienza del folle” che Pirandello ha sempre indagato, quella saggezza che si nasconde dietro la maschera e che si svela solo a chi ha il coraggio di guardare.
IL SIPARIO CHE NON SI ABBASSA MAI
«La vita, si sa, è una rappresentazione. E quando pensi che il dramma stia per finire, ecco che un personaggio, uno dei tanti, un Giufà, ti si para davanti e ti fa una smorfia, una di quelle che ti fa ridere e piangere allo stesso tempo. E capisci che il sipario non si abbassa mai per davvero, che la commedia continua. Perché la follia, ah, la follia, è l'unica cosa che ci tiene in vita.» L. P.
«Giufà non è solo un personaggio, è un'idea. L'idea che la verità, a volte, si nasconde nella stupidità. L'idea che la giustizia, a volte, si trova nel rovescio. L'idea che il potere, a volte, è solo una maschera. E in un mondo come il nostro, dove tutto è apparenza, Giufà è il bassotto che scava, scava, fino a trovare la verità. E la verità, si sa, non è mai una cosa semplice.» L. S.
«Giufà, a mia, mi fa pensare a 'u me patri, a 'u me nonnu, a 'u me popolo. Un popolo che ha imparato a difendersi con 'a risata, con 'a beffa, con 'a furbizia. Perché 'a legge,
'a legge dei potenti, a 'na certa, non ti serve a nenti. Ti serve 'a testa, 'u cuore, l'istintu. E Giufà, di 'stu cuncettu, è 'u cchiù granni maistru. 'U cchiù granni, e 'u cchiù scemu.» A. C.











