Influenza ed eredità nell’opera di Andrea Camilleri
E che dire di Camilleri? Il suo commissario Salvo Montalbano è un po’ la reincarnazione moderna di Giufà. Non ha la sua stupidità, certo, non ha la sua innocenza. Ma ha la stessa capacità di agire al di fuori delle regole, di affidarsi all’intuito, alla pancia, al buon senso. Montalbano, come Giufà, non si fida delle apparenze, delle testimonianze, dei documenti. Scava, scava, fino a trovare la verità che si nasconde dietro la menzogna, dietro la corruzione, dietro il potere. E in questa sua ostinazione, in questa sua sfacciataggine, Montalbano si avvicina a Giufà, a quel folle che non si arrende mai, che continua a vivere la vita come se fosse un gioco, una commedia, una rappresentazione. E in questo senso, l’eredità di Giufà nell’opera di Camilleri è l’idea che l’umorismo, l’ironia, la beffa sono le uniche armi che un popolo ha per difendersi dal potere. E che la risata, a volte, è più potente di una legge.
IL SIPARIO CHE NON SI ABBASSA MAI
«La vita, si sa, è una rappresentazione. E quando pensi che il dramma stia per finire, ecco che un personaggio, uno dei tanti, un Giufà, ti si para davanti e ti fa una smorfia, una di quelle che ti fa ridere e piangere allo stesso tempo. E capisci che il sipario non si abbassa mai per davvero, che la commedia continua. Perché la follia, ah, la follia, è l'unica cosa che ci tiene in vita.» L. P.
«Giufà non è solo un personaggio, è un'idea. L'idea che la verità, a volte, si nasconde nella stupidità. L'idea che la giustizia, a volte, si trova nel rovescio. L'idea che il potere, a volte, è solo una maschera. E in un mondo come il nostro, dove tutto è apparenza, Giufà è il bassotto che scava, scava, fino a trovare la verità. E la verità, si sa, non è mai una cosa semplice.» L. S.
«Giufà, a mia, mi fa pensare a 'u me patri, a 'u me nonnu, a 'u me popolo. Un popolo che ha imparato a difendersi con 'a risata, con 'a beffa, con 'a furbizia. Perché 'a legge,
'a legge dei potenti, a 'na certa, non ti serve a nenti. Ti serve 'a testa, 'u cuore, l'istintu. E Giufà, di 'stu cuncettu, è 'u cchiù granni maistru. 'U cchiù granni, e 'u cchiù scemu.» A. C.











