Nel contesto di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, la città dei templi non si è limitata a celebrare il proprio passato archeologico, ma ha scelto di farsi laboratorio del pensiero contemporaneo. La conferenza stampa tenutasi presso lo storico Palazzo del Teatro ha inaugurato ufficialmente il progetto “Pirandello. Un ritratto in sei atti”, un evento che si pone come baricentro di una riflessione profonda sulla modernità.
L’iniziativa nasce dalla volontà di sottrarre la figura di Luigi Pirandello alla polvere della monumentalizzazione accademica. Come sottolineato durante la presentazione, Agrigento ha il dovere di non considerare il drammaturgo come un “monumento statico” della letteratura, ma come un pensatore vivo, i cui interrogativi sull’identità e sulla crisi dell’io risuonano oggi con una forza se possibile ancora più devastante che nel secolo scorso.
Pirandello come esegesi della Crisi
Il progetto, lungi dall’essere una celebrazione agiografica, si configura come una “omelia dell’Essere Spezzato”. Il tributo ad Agrigento è stato presentato come un atto di “guerra” contro il manierismo e la vacuità di certa arte contemporanea, scegliendo invece la strada impervia dell’esegesi critica e del confronto diretto con il nichilismo pirandelliano.
- Il Rifiuto della Retorica: L’evento ha rigettato la visione di Pirandello come semplice icona dello sperimentalismo teatrale, proponendolo come il “profeta della frammentazione” necessario per comprendere la nostra “Babilonia liquida”.
- Il Valore del Dubbio: La mostra invita a una riflessione sul “nulla vertiginoso” e sulla precarietà delle relazioni umane fondate su maschere sociali accettate come “cappi al collo”.
- L’Umorismo Materico: Viene celebrata la capacità dell’arte di farsi carico del “sentimento del contrario”, trasformando la contraddizione umana in un’esperienza visiva e tattile.
Una sinergia d’eccellenza. Il team creativo
La potenza dell’evento risiede nella collaborazione simbiotica tra diverse figure di spicco della cultura italiana, presentate durante la conferenza come i pilastri di questa operazione intellettuale:
- L’Artista: Giorgio Kiaris Allievo di Gastone Biggi e interprete dalla sensibilità profonda, Kiaris ha affrontato il compito “ingrato” di dare corpo visivo all’anima di Pirandello. Il suo lavoro non cerca il consenso estetico, ma si pone come una “teologia del colore” che costringe lo spettatore a guardare nei propri angoli più bui.
- Il Curatore: Prof. Francesco Rizzo Rizzo ha fornito l’intelaiatura filosofica e filologica del progetto, individuando nel termine greco prósopon (maschera/persona) il cardine per decifrare l’unione tra il pensiero del drammaturgo e l’arte di Kiaris. La sua prefazione critica guida il fruitore in un dialogo serrato tra sacro e profano, caos e ordine.
- L’Editore: Leonardo (Liber Artis) La realizzazione materiale del progetto è stata affidata a Liber Artis di San Marino, sotto la direzione di Leonardo. La loro missione è stata quella di superare i canoni tradizionali della riproduzione per creare un “oggetto d’arte” che viva quotidianamente con il possessore, evitando il destino di un libro destinato a prendere polvere in biblioteca.
- La Direzione: Antonio Ferraro (StuporArt) Il C.E.O. di StuporArt ha coordinato l’intera operazione, unendo l’aspetto della promozione culturale a una visione imprenditoriale dell’arte che mira all’unicità e alla qualità assoluta dell’opera-oggetto.

L’evento di Agrigento si è chiuso con un monito: la mostra e la cartella d’artista non offrono salvezza, ma la “visione nuda della condanna”. In un mondo saturo di prodotti senza anima, il tributo a Pirandello curato da questo team d’eccezione si erge come un ponte indissolubile tra letteratura e pittura, un invito a riconoscerci nella nostra tragica e sacra individualità.
La Redazione











