I. La periferia del vero e l’illusione del progresso
Non è un caso che questa mostra si tenga ad Agrigento, lungo quella Via Atenea che è spina dorsale di una città sospesa tra il tempio eterno e il cemento abusivo, tra la polvere dei secoli e l’umidità dei vicoli abbandonati. In questo lembo di terra, che Pasolini avrebbe guardato con lo stesso amore disperato con cui guardava le borgate romane o le dune dello Yemen, l’arte di Leonardo Tanto si pone come un atto di resistenza antropologica.
Il titolo della mostra, “Diaballein: La scissione del vero”, non è un vezzo filologico. Deriva dal greco diaballein, letteralmente “gettare attraverso”, separare. È la radice della parola “diavolo”, colui che divide. Ma qui la divisione non è demoniaca nel senso cattolico del termine; è una lacerazione necessaria. Leonardo Tanto agisce come un chirurgo che incide la pelle di una realtà anestetizzata dal consumismo e dai “nuovi fascismi” della comunicazione globale per mostrarci cosa c’è sotto: la carne viva del segno.
II. L’artista come corpo civile
In un’epoca in cui l’artista è spesso un funzionario del mercato, un produttore di oggetti decorativi per salotti annoiati, Tanto recupera la figura dell’artista-testimone. Guardando le sue opere — curate con occhio lucido da Francesco Rizzo — si avverte una tensione che è prima di tutto fisica. C’è il recupero della materia, del graffio, di una gestualità che ricorda la fatica del contadino o dell’artigiano, figure care a quella visione pasoliniana della “sacralità tecnica” del fare.
Le sue tavole, i suoi colori, non cercano di compiacere l’occhio. Esse sono “scissioni”. Rappresentano il momento esatto in cui la verità smette di essere una rassicurante superficie levigata e diventa un abisso. È la scissione tra ciò che siamo diventati — consumatori di immagini — e ciò che siamo rimasti nel profondo: esseri tragici, legati alla terra, al sangue, al mito.
III. Una poetica della “materia-madre”
Nelle opere di Leonardo Tanto si legge una lotta contro l’omologazione. Pasolini denunciava la scomparsa delle lucciole, ovvero la morte delle piccole luci della diversità culturale sotto il bagliore accecante dei riflettori televisivi. Tanto sembra voler ritrovare quelle lucciole nel buio della materia.
Il suo “vero” è scisso perché è un vero che ha sofferto. C’è una bellezza che definiremo “feroce”: fiori che sembrano esplosioni, volti che emergono come fantasmi da una stratificazione di segni che sanno di antico e di futuro post-atomico. È un’arte che non ha paura di essere sporca, di essere “inattuale”. In un mondo che corre verso il digitale, verso l’immateriale che tutto cancella, Tanto riafferma il primato del supporto, della grana, del pigmento che si fa corpo.

IV. Il Circolo dei Nobili e il paradosso della nobiltà
L’esposizione al Circolo dei Nobili aggiunge un ulteriore livello di lettura. In quel luogo che storicamente rappresentava l’élite, Tanto porta il “popolo” delle sue visioni. Non un popolo sociologico, ma un popolo mitico, universale. È il paradosso di una nobiltà dello spirito che si ritrova nel fango del vero, nella scissione dolorosa tra l’ideale e il reale.
Gli interventi di Beniamino Biondi e la curatela di Francesco Rizzo fungono da coordinate per navigare in questo mare agitato. Essi non spiegano l’opera, perché l’opera di Tanto non va spiegata, va subita. Va lasciata agire come un farmaco o come un veleno, a seconda della predisposizione dell’anima di chi guarda.
V. Conclusione. Un invito allo scandalo del pensiero
Andare a vedere “Diaballein” significa accettare lo scandalo della verità. In un tempo che ci vuole tutti uguali, tutti sorridenti, tutti “integrati”, la mostra di Leonardo Tanto è un atto di “disintegrazione”. Ci chiede di fermarci, di guardare la ferita e di capire che solo attraverso quella scissione possiamo ritrovare un barlume di umanità autentica.
Agrigento, nel marzo del 2026, diventa così l’epicentro di una piccola rivoluzione silenziosa. Un ritorno all’origine per poter guardare avanti, senza dimenticare che l’unico vero progresso è quello che non tradisce la natura dell’uomo.
Scheda Tecnica e Note Critiche
- Titolo: Diaballein – La scissione del vero
- Artista: Leonardo Tanto
- A cura di: Francesco Rizzo
- Luogo: Circolo dei Nobili, Agrigento
- Date: Dal 9 Marzo 2026 (Vernissage ore 20.30) al 12 Marzo 2026.
- Orari: 10.00-13.00 / 16.00-20.00
La Redazione












