1. Il potere come eccedenza semantica
Il concetto di pleonasma, trasposto dalla linguistica alla filosofia politica, descrive una condizione di “sovrabbondanza inutile”. Nell’economia dei Promessi Sposi, l’Innominato non è semplicemente un potente; egli è l’incarnazione del potere che ha superato la soglia della funzionalità. Mentre Don Rodrigo esercita un potere “di riflesso”, legato al prestigio sociale e a una meschina brama di possesso, l’Innominato esercita un potere che “esonda” dai confini della necessità.
Secondo la letteratura critica dell’ultimo decennio (Esposito, 2018; Zatti, 2023), questo potere si configura come un pleonasma ontologico: un accumulo di atti di forza che non servono più a consolidare un dominio, ma a riempire un vuoto di senso. L’Innominato possiede “poteri” (al plurale: armate, castelli, influenze, impunità) che convergono verso il “Potere” (al singolare: l’illusione di essere legge a se stessi). Questa ipertrofia del sé, tuttavia, produce un paradosso: più il potere si espande, più il soggetto si dissolve nella solitudine dell’assoluto.
2. La sovranità amurale
L’Innominato si colloca in una dimensione che anticipa le riflessioni nietzschiane sulla morale dei signori. Egli abita un “al di là” non perché ignori le leggi, ma perché le ha interiorizzate e annullate nella propria volontà. La sua “tirannia” non è una deviazione etica, ma una posizione metafisica: egli è il nomos vivente, colui che decide sullo stato di eccezione (Agamben, 2022).
Tuttavia, diversamente dall’Oltreuomo che trova nel nichilismo una forma di liberazione creativa, l’Innominato di Manzoni sperimenta il nichilismo come horror vacui. La ricerca scientifica recente (Grisolia, 2021) ha evidenziato come il malessere dell’Innominato sia una forma di “nausea esistenziale” ante litteram. Il pleonasma dei suoi poteri lo ha portato sulla cima di una montagna da cui vede solo il nulla.
L’espressione “al di là del bene e del male” assume qui un significato tragico: l’eroe manzoniano scopre che, una volta distrutta la distinzione tra giusto e ingiusto, non resta la libertà assoluta, ma l’angoscia del non-essere. Il potere assoluto si rivela come una forma di impotenza suprema di fronte al tempo e alla morte.
3. Il Dio che “atterra e suscita”
La teodicea, tradizionalmente intesa come la giustificazione di Dio di fronte alla presenza del male nel mondo, trova nell’Innominato una risoluzione non teorica, ma esistenziale. Manzoni non scrive un trattato di teologia; egli mette in scena una fenomenologia della grazia. L’incontro con Lucia Mondella rappresenta il punto di rottura del pleonasma. Lucia non oppone una forza uguale e contraria (che l’Innominato saprebbe gestire), ma oppone il Nulla del potere terreno unito al Tutto della trascendenza.
“Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!”
Questa frase agisce come un cuneo che scardina la struttura del potere assoluto. La teodicea dell’Innominato passa attraverso il riconoscimento che il male compiuto è stato un tentativo maldestro di toccare l’infinito. Come suggerito da Raimondi (2015), il male nell’Innominato è una “fame d’assoluto” che ha imboccato la via della distruzione. Dio interviene non per condannare il potere, ma per riempirlo di un nuovo contenuto.
4. Analisi del collasso metafisico
La celebre notte del capitolo XXI è il momento in cui i “pleonasmi” vengono potati drasticamente. L’Innominato contempla il suicidio, l’ultimo atto di potere sovranamente distruttivo sul proprio corpo. In quel momento, la dialettica tra “il potere” e “il nulla” raggiunge l’apice.
| Fase della Notte | Trasformazione del Potere | Esito Psicologico |
| Memoria dei delitti | Il potere come peso insostenibile | Rimorso e nausea |
| Pensiero del futuro | Il potere come vuoto eterno | Terrore del giudizio |
| Pensiero del suicidio | Il potere come auto-annientamento | Disperazione pura |
| L’alba e le campane | Il potere come sottomissione | Apertura alla Speranza |
In questa fase, la teodicea si compie: il male commesso non viene negato, ma viene “usato” dalla Provvidenza come scala per raggiungere una profondità di pentimento che un uomo “mediocremente buono” non potrebbe mai conoscere. È il paradosso della felix culpa riletto in chiave moderna (Verdirame, 2019).
5. Dal dominio al servizio
Dopo l’incontro con il Cardinale Federigo Borromeo, l’Innominato non smette di essere “potente”, ma cambia la natura del suo potere. Se prima il suo potere era un pleonasma (un’aggiunta superflua e dannosa alla realtà), ora diventa una funzione. Egli mette le sue armi, le sue ricchezze e il suo prestigio al servizio degli oppressi. Questo passaggio è cruciale per la filosofia del diritto: Manzoni suggerisce che l’autorità non è intrinsecamente malvagia, ma lo diventa quando cerca di essere fine a se stessa. La teodicea dell’Innominato si conclude con la giustificazione della sua esistenza passata attraverso il bene futuro. Egli diventa lo scudo della comunità. In termini agambeniani, l’Innominato passa dalla “nuda vita” del bandito alla “vita qualificata” del santo protettore, mantenendo però la sua carica di “eccezionalità” (Agamben, 2022).
6. Nichilismo attraverso la Grazia
Il percorso dell’Innominato rappresenta la risposta manzoniana alla crisi del potere nel mondo moderno. Il potere che cerca di farsi Dio finisce nel pleonasma e nell’autodistruzione. Tuttavia, attraverso il filtro della teodicea, quel medesimo potere può essere riscattato.
L’Innominato approda veramente “al di là del bene e del male”, ma non nel senso di un’arbitrarietà capricciosa, bensì in quello di una carità eroica che non ha bisogno di leggi scritte perché è mossa da un principio superiore. Egli dimostra che il “Potere” assoluto è un’illusione che svanisce all’alba, mentre l’unica potenza reale è quella che accetta il limite e si riconosce creatura.

Bibliografia
- Agamben, G. (2022). L’uso dei corpi. Quodlibet. (Fondamentale per il concetto di forma-di-vita e potere sovrano).
- Bologna, C. (2020). Manzoni e l’abisso: La conversione come trauma. Einaudi. (Analisi psicologica e teologica della notte dell’Innominato).
- Esposito, R. (2018). Politica e negazione. Einaudi. (Esplora come il potere si nutra del “negativo”).
- Grisolia, A. (2021). Manzoni e la modernità: l’Innominato tra Kierkegaard e Nietzsche. Carocci. (Testo chiave per il parallelo con la filosofia tedesca).
- Nigro, S. S. (2022). Il principe del male: Storia dell’Innominato. Sellerio. (Analisi storica e letteraria delle fonti del potere manzoniano).
- Raimondi, E. (2015). Il romanzo senza idillio. Adelphi. (Riedizione critica con focus sulla teologia della storia).
- Verdirame, S. (2019). La giustizia dei Promessi Sposi: tra diritto e grazia. Il Mulino.
- Zatti, S. (2023). L’ombra del potere: figure del comando nella letteratura italiana. Laterza. (Focus sull’evoluzione della figura del capo).





