AGRIGENTO – Il 21 marzo 2026, alle ore 17.30, nella cornice storica del Circolo dei Nobili (Via Atenea, 307), il Centro Cultura Contemporanea promuove un evento di profondo rilievo civile e letterario: “Il Signore delle Formiche: vita, opere e persecuzione di Aldo Braibanti”.
L’incontro, che coincide significativamente con la Giornata Mondiale della Poesia, vedrà il dialogo tra l’operatrice culturale Tiziana Bonsignore e l’intellettuale Beniamino Biondi.
L’anomalia braibanti e il delitto di esistere
Il titolo dell’incontro non è solo un richiamo alla passione mirmecologica di Aldo Braibanti, ma una metafora amara della condizione umana sotto la lente d’ingrandimento di un potere inquisitorio. Parlare oggi di Braibanti significa sollevare il velo su una delle pagine più oscure e, paradossalmente, meno metabolizzate della storia giuridica e culturale italiana del Novecento.
Il Plagio come arma Impropria. Come ricordava Carmelo Bene nel 1998 — citato non a caso nel manifesto dell’evento — il reato di “plagio” è stato storicamente un espediente per colpire l’indipendenza del pensiero. Braibanti, partigiano, poeta e filosofo, non fu processato per le sue azioni, ma per la sua capacità di esercitare un’influenza intellettuale. In un’Italia che faticava a scrollarsi di dosso i residui del Codice Rocco e una morale cattolico-borghese soffocante, l’autorità del “maestro” verso il “discepolo” divenne il pretesto per una condanna che mirava, in realtà, a sanzionare l’omosessualità e il dissenso politico.
La Persecuzione dell’Intellettuale. Il caso Braibanti (1968) fu un “processo alle intenzioni” e alla pedagogia. Fu il tentativo dello Stato di entrare nella sfera privata per stabilire cosa fosse “influenza indebita”. Mentre la società civile stava per esplodere nei moti del Sessantotto, l’aula di tribunale tentava di congelare il tempo, punendo chi, come Braibanti, predicava una libertà che non cercava proseliti, ma consapevolezze.
Poesia e Resistenza. Celebrare Braibanti nella Giornata Mondiale della Poesia assume un valore di riparazione storica. La sua produzione, spesso frammentaria e densa, non è separabile dal suo vissuto. La sua “persecuzione” fu la risposta della mediocrità alla complessità. Come scriveva egli stesso, il silenzio e lo studio delle formiche erano un rifugio etico contro il rumore della folla che chiedeva il linciaggio. Oggi, in un’epoca di nuove forme di conformismo digitale e di “cancellazione” sociale, la figura di Braibanti torna a interrogarci: quanto siamo disposti a tollerare la diversità radicale di chi non cerca il consenso, ma la verità del proprio essere?
Note sull’evento
Il dibattito al Circolo dei Nobili si propone di analizzare la vicenda Braibanti non solo come errore giudiziario, ma come sintomo di una malattia sociale mai del tutto guarita. Il dialogo tra Bonsignore e Biondi cercherà di restituire al pubblico la statura artistica di un uomo che, nonostante il carcere e l’oblio, non rinunciò mai alla propria dignità intellettuale. L’evento è sostenuto dal Comitato Scientifico CDN composto da Maria Luisa Zegretti, Beniamino Biondi, Carmelo Falco e Francesco Rizzo.
- Data: 21 Marzo 2026
- Orario: 17.30
- Luogo: Circolo dei Nobili, Via Atenea 307, Agrigento
- Ingresso: Libero











