Un viaggio nell’anima e nel corpo della nostra città. Invito all’Itinerario “Agrigento Spirituale” a cura di Roberto Bruccoleri


di Francesco Rizzo

Cari amici, studenti, colleghi e appassionati di cultura,

Vi scrivo oggi per estendervi un invito formale e accorato a un evento che ritengo di importanza cruciale per la nostra comunità, un’occasione imperdibile per riappropriarci della memoria storica più profonda, stratificata e, forse, meno esplorata della nostra amata città.

Agrigento è universalmente e giustamente nota per la sua magnifica eredità classica, per l’imponenza dei suoi templi dorici e per la luce che accarezza le rovine della Valle. Tuttavia, il suo centro storico, il cuore pulsante dell’antica Girgenti, custodisce un segreto altrettanto prezioso, sebbene più silenzioso: è un vero e proprio palinsesto urbano, un crocevia millenario dove le tre grandi religioni monoteiste – Ebraismo, Cristianesimo e Islam – si sono incontrate, talvolta scontrate, ma inevitabilmente intrecciate, lasciando un’impronta indelebile nella nostra architettura, nella nostra cultura e nella nostra stessa identità siciliana.

Per questo motivo, vi esorto caldamente a partecipare all’Itinerario Urbano “Agrigento Spirituale: Tra le religioni monoteiste del centro storico”.

La città come testo. Dall’essoterico all’esoterico

Partecipare a questo cammino non significa compiere una semplice passeggiata turistica, ma intraprendere un vero e proprio atto ermeneutico. La religione popolare, nel suo senso più ampio, ha sempre avuto un valore eminentemente pratico, fornendo agli uomini comuni le credenze necessarie, i riti e le allegorie. Il testo rivelato – così come il “testo” urbanistico della nostra città – è valido per tutti, ma i sapienti hanno il dovere di andare oltre i simboli e oltre le allegorie. La religione è ciò che il volgo può recepire simbolicamente, e solo la ragione può passare dallo zahir (l’aspetto essoterico, esteriore) al batin (il significato esoterico, profondo) per mezzo del Tawil (l’interpretazione allegorica). Camminare per Agrigento significa applicare questo Tawil alle nostre strade, svelando l’anima nascosta sotto la pietra.

L’Agrigento Islamica e il vertice del pensiero. La lezione di Ibn Rušd

In particolare, riflettendo sulle antiche vestigia dell’Agrigento islamica, il nostro invito non è solo quello di ammirarne le affascinanti e labirintiche tracce urbanistiche, ma di risintonizzarci con l’immenso respiro intellettuale che ha animato quell’epoca. Come ho avuto modo di analizzare nei miei studi, con Ibn Rušd (Averroè) il pensiero filosofico islamico raggiunse l’apogeo. Spirito originale e pensatore rigorosamente critico, egli rappresentò la rottura con l’interpretazione dell’aristotelismo in chiave puramente neoplatonica. Egli riteneva che potessero esistere sia una sapienza teologica che una filosofica, ma nettamente distinte e con competenze specifiche. La filosofia, nel cogliere le concatenazioni causali, perviene al concetto di Dio come causa unica. Averroè intese come il rigoroso sapere filosofico fosse superiore a qualsiasi altro livello di sapere. Sapiente, infatti, è colui che non si è accontentato del semplice possesso del proprio intelletto potenziale, ma è riuscito a realizzarlo in atto, raggiungendo così la piena felicità.

Oggi, percorrere i vicoli islamici del nostro centro storico significa ripercorrere i dubbi e le vette di chi, come Ibn Rušd nel Tahāfut al-Tahāfut (L’incoerenza dell’incoerenza), si scagliò contro la dialettica di al-Ghazali. Quest’ultimo, estrapolando venti proposizioni aristoteliche, riteneva che diciassette fossero eterodosse e tre addirittura eretiche (la resurrezione dei corpi, la conoscenza divina dei particolari e la dottrina dell’eternità del mondo). Al-Ghazali riteneva che i filosofi non fossero in grado di dimostrare l’eternità del mondo e che tale dottrina fosse incompatibile con l’Islam. Ibn Rušd, al contrario, difese la filosofia: con l’aver distrutto la scettica dialettica ghazaliana, restituì la fiducia alle possibilità umane di poter pervenire alla comprensione del mondo e di potersi elevare al Creatore. Per Ibn Rušd non esiste una creazione ex nihilo: la creazione è il trarre le cose dalla potenza all’atto, e ha luogo continuamente.

Il corpo della città e la libertà umana

Un altro tema fondamentale che ci accompagna in questo itinerario è il dualismo tra corpo e anima, tra materia e spirito. Scriveva Averroè: «Ma non si conoscerà che cosa è l’anima, finché non si conoscerà che cos’è un corpo animato». Allo stesso modo, non potremo mai comprendere l’anima plurale di Agrigento se non attraversiamo fisicamente il suo “corpo animato”: le sue piazze, le sue salite, i suoi cortili nascosti. Questo camminare è, fondamentalmente, un atto di libertà. Un atto che la teologia islamica più dogmatica ha spesso dibattuto. I teologi ashariti, seguendo il principio del qadar (determinismo), sostenevano che ogni azione è causata da Dio. Essi riducevano la causalità umana a un mero simulacro di causalità. Secondo loro, se gli uomini compissero liberamente le loro azioni, la potenza di Dio diminuirebbe. Arrivarono persino a negare l’efficacia delle cause seconde, ritenendo che le cause naturali fossero solo strumenti attraverso i quali Dio opera.

Ma Ibn Rušd si oppose a questa visione paralizzante. A differenza degli agenti naturali, l’uomo è dotato di un’attività che deriva dall’intelletto e dalla volontà. Gli agenti volontari sono capaci di agire in modo opposto. È evidente che, a causa di questa capacità di scegliere tra due cose opposte, l’uomo è libero e responsabile delle proprie azioni. Certo, l’uomo è libero perché Dio lo ha creato così. Ma questa libertà non è un segno di perfezione assoluta, bensì il motore di una ricerca: «La scelta nei principi separati non è di perfezionare le loro essenze, poiché in questi non vi è imperfezione, ma di perfezionare quegli esseri che soffrono un difetto nella loro natura». Noi partecipiamo a questo evento, scegliamo di esplorare e di conoscere, proprio per colmare quel difetto, per elevarci, per perfezionare la nostra natura attraverso la scoperta dell’Altro: l’anima ebraica, che si rivela in antichi quartieri e documenti cruciali; l’anima cristiana, che svetta nei campanili e si radica nelle catacombe; e l’anima islamica, che serpeggia nel tracciato viario e nel respiro filosofico del Mediterraneo.

L’appello alla partecipazione

Il percorso sarà arricchito dalle voci di esperti d’eccezione che ci faranno da “ciceroni” in questo viaggio affascinante, svelandoci i dettagli architettonici, storici e teologici di questa convivenza:

  • Alice Natalello (Anthos – Oltre la Valle)
  • Vito e Roberta Lo Scrudato (Autori del fondamentale saggio “L’editto della diaspora”)
  • Franco Sulayaman La Spina (Centro Studi Islamici – Imam Al Mazary)

I dettagli dell’incontro:

  • Data: Sabato 18 Aprile 2026
  • Orario: Partenza alle ore 16:00
  • Luogo di ritrovo: Piazza Municipio, Agrigento

Vi esorto a non mancare a questo appuntamento con la nostra storia condivisa. È un’opportunità unica per guardare Agrigento con occhi nuovi e per nutrire la mente e lo spirito attraverso la pratica viva della memoria. Tuttavia, tenete ben presente un dettaglio logistico fondamentale: a causa dei mio attuale stato di infermità, non sarò io ad attendervi fisicamente in piazza per dare il via al percorso.

Ad aspettarvi, a coordinare sapientemente le voci dei ciceroni e a guidarvi materialmente e intellettualmente lungo i vicoli del nostro centro storico, ci sarà il formidabile operatore culturale indipendente Roberto Bruccoleri. È lui che vi attende in Piazza Municipio alle 16:00 in punto!

Per informazioni dettagliate e per prenotare la vostra partecipazione, vi invito a contattare immediatamente il numero WhatsApp dell’organizzazione: 349 1436 916.

Rispondete a questa chiamata. Scegliete liberamente di perfezionare la vostra conoscenza. Roberto vi aspetta numerosi!

Con i più cordiali saluti e auguri di buona scoperta,

Francesco Rizzo

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Francesco Rizzo
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