Quando si parla di Gaetano Passarelli, non si sta citando semplicemente uno storico o un biografo tra i tanti; si parla di un uomo che ha fatto del rigore scientifico e dell’onestà intellettuale la propria missione di vita. Ed è con un’emozione che fatica a restare confinata tra le righe che accolgo questa sua straordinaria fatica letteraria dedicata a Francisca de Paula de Jesus, per il mondo intero semplicemente Nhá Chica. Definire questo libro una “biografia” sarebbe un errore grossolano e riduttivo: siamo di fronte a una vera e propria epifania storica, un viaggio che pulsa di vita propria e che solo un autore della sensibilità di Gaetano poteva regalarci.

Gaetano Passarelli
Il miracolo della ricerca. Oltre il silenzio dei secoli
La sfida che Gaetano ha accettato era, sulla carta, quasi impossibile. Come si può ricostruire la parabola esistenziale di una donna che non sapeva né leggere né scrivere, nata nel 1808 nel cono d’ombra della schiavitù, in un Brasile rurale e lontano dai centri del potere?. Qui emerge la statura del mio caro Gaetano: egli non si è accontentato dei “sentito dire”, ma ha scavato nelle pieghe più recondite della storia, consultando la Positio vaticana e incrociando i rari documenti ufficiali — come il certificato di battesimo del 1810 e il testamento del fratello Theotonio — con una pazienza che definirei certosina. Gaetano ha avuto il coraggio di affrontare il “vuoto” documentario di cinquant’anni tra il battesimo e l’età adulta di Francisca, colmandolo non con la fantasia, ma con una ricostruzione magistrale del contesto sociale e familiare. Egli ci spiega, con una lucidità che toglie il fiato, come Nhá Chica non fosse schiava alla nascita perché la madre, Izabel, era stata affrancata prima di metterla al mondo: un dettaglio che cambia radicalmente la prospettiva sulla sua dignità e sulla sua scelta di libertà.

Una povertà che è potenza spirituale
Uno dei punti di forza di questo libro, che Gaetano tratta con una partecipazione quasi commovente, è la distinzione tra la povertà subita e quella scelta. Nhá Chica era l’erede universale di un fratello potente e facoltoso, il Tenente Theotonio; avrebbe potuto vivere nell’agio del lusso, ma ha preferito restare nella sua umile casetta di terra battuta, circondata solo dai suoi poveri e dallo sguardo della sua Minha Sinhá, la Vergine Immacolata. Passarelli descrive questa scelta non come un sacrificio cupo, ma come una radiosa affermazione di indipendenza. Nhá Chica era la “Madre dei Poveri”, capace di sfamare chiunque bussasse alla sua porta e di costruire una cappella che oggi è il cuore pulsante di Baependi. Gaetano narra con brio e sapienza episodi iconici come il “miracolo dell’organo” — voluto dalla Madonna nonostante Nhá Chica non sapesse nemmeno cosa fosse uno strumento musicale — o il celebre episodio delle tre rose di Paulo Coelho, mostrando come la santità di questa donna travalichi il tempo e le categorie sociali.
L’incontro con la scienza. Il capitolo di Henrique Monat
Un momento di rara intensità nel libro è il racconto dell’incontro tra Nhá Chica e il Dr. Henrique Monat nel 1893. Qui Passarelli brilla per acume critico: mette a confronto la razionalità medica del secolo positivista con la saggezza soprannaturale di una donna che, pur analfabeta, conosceva i segreti del cuore umano. Gaetano non nasconde la sua ammirazione per come Francisca, con ironia e dolcezza, riuscisse a disarmare gli scettici e gli intellettuali che venivano a metterla alla prova. Ma ciò che rende questo testo unico è la parte dedicata al “profumo di rose”. Gaetano riporta con rigore le dichiarazioni dei testimoni, degli ingegneri e perfino del Vescovo Diamantino Prata de Carvalho che, durante l’esumazione del 1998, hanno percepito quel profumo soave e persistente esalare dai resti della “Perla di Baependi”. È il segno tangibile di una presenza che non si è mai spenta.
L’onestà del biografo
Nel finale, Gaetano compie un gesto di umiltà che mi ha profondamente colpito e che conferma la mia stima per lui: confessa le proprie esitazioni, la paura di non essere all’altezza e i segni misteriosi — come quel globo di luce o la melodia improvvisa — che lo hanno spinto a mantenere la promessa fatta anni prima. Egli non scrive dall’alto di un piedistallo, ma come un uomo che è stato trasformato dal suo stesso soggetto. In conclusione, questo volume non è solo un contributo fondamentale alla storia delle religioni e alla cultura brasiliana; è il testamento spirituale di un grande autore che ha saputo ascoltare il battito del cuore di una santa. Grazie, Gaetano, per averci restituito Nhá Chica in tutta la sua sfolgorante, umile e profumata verità. Un’opera che consiglio a chiunque cerchi non solo conoscenza, ma anche speranza.












