L’architettura etica di un territorio. Cronaca e riflessioni sul 5 Maggio 2026 a Bivona

di Francesco Rizzo

Vi sono giorni che non si limitano a scivolare lungo il piano inclinato del calendario, ma si ergono come pietre miliari, come nodi gordiani in cui i fili della storia passata e le trame del futuro si stringono inestricabilmente. Quello che si è consumato oggi 5 maggio 2026, presso il plesso Panepinto dell’IISS “Luigi Pirandello” di Bivona, non è derubricabile alla voce delle “celebrazioni scolastiche”. È stato, piuttosto, un rito laico di rifondazione civile, un simposio della memoria operante, un atto di resistenza culturale orchestrato con la precisione di un teorema e la passione di chi sa che in Sicilia la parola “Legalità” non è un vocabolo da vocabolario, ma un campo di battaglia.

L’iniziativa, recante il binomio inscindibile “Memoria e legalità”, ha rappresentato un paradigma formidabile. Fin dalla sua genesi visiva, la manifestazione ha dichiarato i propri intenti: la bilancia della giustizia, lucida e in perfetto equilibrio, accostata al ramoscello d’ulivo, simbolo ancestrale di una pace che non è assenza di conflitto, ma pacificazione ottenuta attraverso il trionfo del diritto. Alle spalle, l’edificio scolastico, vero e proprio tempio laico, presidio di frontiera in un entroterra, quello dei Monti Sicani, che troppo spesso la narrazione superficiale relega ai margini, ma che qui si fa centro di gravità permanente dell’impegno civico. L’intero apparato istituzionale ha fatto quadrato attorno a questo evento, dimostrando che quando le sinergie superano i particolarismi, la forza d’urto del messaggio decuplica. Sotto l’egida del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, della Regione Siciliana (tramite l’Assessorato dell’Istruzione) e del Comune di Bivona, l’evento ha preso forma grazie all’instancabile motore dell’A.S.D. Renato Traina, un’associazione che incarna nel suo agire quotidiano il principio del “diritto”, fortemente voluta e rappresentata da Franco Colombo.

L’incipit sinfonico e il valore del simbolo

Alle ore 11:00 in punto, il tempo profano si è fermato per lasciare spazio al tempo sacro delle istituzioni. L’Inno di Mameli non è stato affidato a un riproduttore meccanico, ma al fiato, alle dita e all’anima dell’Orchestra dell’Istituto Comprensivo “Alessandro Manzoni” di Alessandria della Rocca (con il coinvolgimento dei territori di Cianciana, San Biagio Platani e Santo Stefano Quisquina). In quelle note, suonate da giovanissimi musicisti, c’era la colonna sonora di un riscatto. L’Inno ha squarciato l’aria non come una marcia militare, ma come un richiamo all’appello: una chiamata alle armi della ragione e della cultura. I saluti introduttivi hanno subito tracciato il perimetro semantico della giornata. La Professoressa Manuela Vacante, Dirigente Scolastica dell’IISS “Luigi Pirandello”, ha interpretato il ruolo del padrone di casa non con le formule di rito, ma con la consapevolezza di chi governa un avamposto. Nelle sue parole, la scuola si è palesata per ciò che è: il primo, ineludibile antidoto al pensiero mafioso, il luogo dove il “suddito” si trasforma in “cittadino”. Accanto a lei, Franco Colombo, Presidente dell’ASD Renato Traina, ha ribadito come lo sforzo della società civile debba necessariamente compenetrarsi con quello delle agenzie educative, creando una rete a maglie strette in cui la devianza non trovi spazio per attecchire.

Il peso dello stato. Le voci delle istituzioni

Il parterre degli interventi, magistralmente cucito dalla sapienza giornalistica e dalla moderazione ferma e garbata del Dott. Roberto Gueli, Vice Direttore Nazionale TGR RAI, ha offerto uno spaccato impressionante della presenza dello Stato. Gueli, abituato a narrare le cronache di questa terra, ha saputo dosare i tempi, trasformando una scaletta ricchissima in una partitura armoniosa, in cui ogni voce aggiungeva un tassello al mosaico della legalità. Il Dott. Salvatore Caccamo, Prefetto di Agrigento, ha portato la voce del Governo centrale. Il suo intervento ha sublimato il concetto di presenza: lo Stato c’è, vigila, opera, ma necessita dell’ossigeno della collaborazione cittadina. La Prefettura, nelle parole di Caccamo, si spoglia dell’aura di inaccessibilità burocratica per farsi casa di vetro, punto di riferimento per chiunque scelga di stare dalla parte giusta della storia. Sulla stessa lunghezza d’onda, calato però nelle dinamiche dello sviluppo e della coesione territoriale, l’intervento del Dott. Giuseppe Pendolino, Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Pendolino ha sottolineato come la legalità sia la precondizione essenziale per qualsiasi forma di sviluppo economico e infrastrutturale: non ci può essere progresso dove il malaffare drena le risorse e deprime la libera impresa. Il fronte della sicurezza e dell’azione repressiva, essenziale e complementare a quella preventiva, è stato autorevolmente rappresentato dai vertici provinciali delle Forze dell’Ordine. Il Colonnello Nicola De Tullio, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Agrigento, e il Dott. Tommaso Palumbo, Questore di Agrigento, hanno offerto non solo il saluto formale, ma una testimonianza di dedizione. Uomini che quotidianamente traducono la parola “legalità” in indagini, arresti, sequestri, ma che sanno perfettamente come la battaglia definitiva si vinca nelle aule scolastiche e non solo nelle aule di tribunale. La loro presenza, in alta uniforme e con il peso delle responsabilità cucito sui gradi, ha trasmesso ai ragazzi un messaggio inequivocabile: la divisa è amica, è scudo, è garanzia di libertà.

La scuola al centro L’istruzione come arma di costruzione di massa

Se le Forze dell’Ordine rappresentano l’argine, la scuola rappresenta il fiume di acqua pulita che deve inondare il territorio. Questo il senso degli interventi dei vertici dell’Istruzione. L’Onorevole Mimmo Turano, Assessore Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale, e il Dott. Filippo Serra, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, hanno sviscerato le politiche educative. La scuola siciliana, pur tra mille difficoltà strutturali e ataviche, sta producendo gli anticorpi. La formazione professionale e l’istruzione di qualità sono l’unica vera alternativa alla manovalanza criminale. Quando a un giovane si fornisce una competenza, gli si mette in mano la chiave per affrancarsi dal bisogno, che è il terreno di coltura primario per le mafie.

Il cuore emotivo. La memoria fatta persona

L’acme emotivo e concettuale dell’intero simposio è stato raggiunto, ineluttabilmente, quando il passato recente della nostra nazione ha fatto il suo ingresso nella sala, camminando sulle gambe dei parenti di chi la vita l’ha donata per l’ideale della Repubblica. L’istituzione della Borsa di Studio in memoria del Preside Prof. Salvatore Greco non è stata una semplice intitolazione. È stata una restituzione. Il figlio, Dott. Marco Greco, nel suo intervento vibrante, ha tratteggiato la figura di un uomo che della scuola aveva fatto la propria trincea. Un educatore vero, uno di quei presidi che non amministrano scartoffie, ma forgiano coscienze. Affidare il nome di Salvatore Greco a una borsa di studio significa sussurrare a ogni studente che lo studio non è un obbligo normativo, ma un dovere morale verso sé stessi e verso chi ha lottato per mantenere accesa la fiamma del sapere in territori di frontiera. E poi, il silenzio si è fatto denso, quasi palpabile, quando hanno preso la parola la Dott.ssa Lucia Borsellino e l’Avv. Marco Trizzino, legale della Famiglia Borsellino. Avere la figlia del Giudice Paolo Borsellino a Bivona significa azzerare le distanze tra la Storia con la S maiuscola – quella consumatasi nell’apocalisse di Via D’Amelio – e la storia personale di ogni alunno presente. Lucia Borsellino porta addosso il dolore e la dignità di un intero Paese. Le sue parole, pacate ma affilate come rasoi, non chiedono vendetta, ma esigono verità. Hanno ricordato a tutti che la mafia non si è fermata con le stragi del ’92, ma ha mutato pelle, infiltrandosi nei gangli dell’economia e della burocrazia. L’intervento dell’Avvocato Trizzino ha offerto la sponda tecnica e giuridica a questo anelito di giustizia, ricordando come le zone d’ombra, i depistaggi, le verità negate siano ferite ancora aperte nel corpo della Repubblica, e che proprio da queste giovani generazioni deve partire la spinta per un’operazione di verità totale, senza sconti. In questo quadro, la presenza di tutte le Autorità civili e militari del Territorio non ha fatto da mera scenografia, ma da coro greco, testimone muto e assertivo di un patto siglato davanti alle nuove generazioni.

Il merito, lo sport e il palcoscenico dei ragazzi

L’architettura della giornata, con somma intelligenza organizzativa, non si è esaurita nella passività dell’ascolto. La legalità è prassi. Ecco allora le premiazioni, momenti fondanti per la costruzione dell’autostima collettiva. La Premiazione della Borsa di Studio ha dato concretezza all’impegno: premiare significa riconoscere, significa indicare un modello. Altrettanto fondamentale è stata la Premiazione dei vincitori del torneo sportivo “VI Memorial Vincenzo Busciglio”. Lo sport, come ribadito dal Presidente Colombo, è la prima, fondamentale palestra di legalità. In un campo di gioco ci sono regole condivise, c’è il rispetto dell’avversario, c’è l’accettazione della sconfitta e la misurazione del limite: tutti elementi che distruggono la subcultura del sopruso mafioso. A chiudere il tridente del merito, la Celebrazione delle eccellenze scolastiche: in una terra in cui storicamente il “favore” ha cercato di soppiantare il “diritto”, esaltare il merito significa scardinare il sistema clientelare alla radice. Durante l’iniziativa, gli alunni non sono stati spettatori, ma demiurghi. Sono stati protagonisti di uno Spettacolo musicale e di un Momento teatrale, con letture dedicate a riflessioni contro la violenza e per la legalità. Questa è l’essenza dell’OPP Festival, menzionato a chiare lettere: l’arte come strumento di decostruzione del male. I ragazzi, calcando le scene, hanno prestato la voce a chi non l’ha più, hanno interpretato le contraddizioni del nostro tempo, usando il teatro e la musica come grimaldelli per scardinare le porte dell’indifferenza. La mafia si nutre di silenzio; l’arte fa rumore, produce luce, crea sconcerto nel conformismo criminale.

Il tessuto connettivo dell’associazionismo e l’epilogo della condivisione

Tutto questo imponente sforzo logistico ed etico non sarebbe stato possibile senza l’humus del Terzo Settore. In calce a questa giornata campale, i loghi delle associazioni parlano chiaro. L’ASPERT (Associazione per lo studio e la prevenzione delle malattie nefrologiche e per l’assistenza agli emodializzati) di Bivona, l’ACSI (Comitato Provinciale di Agrigento) e l’Associazione Primavera ETS. Realtà diverse, che si occupano di salute, sport e promozione sociale, ma che convergono verso un unico punto di fuga: la costruzione del Bene Comune. Una società sana, in cui l’associazionismo è vitale, sviluppa anticorpi potentissimi contro l’infiltrazione mafiosa, perché non lascia indietro nessuno, coprendo i vuoti in cui solitamente si insinua l’antistato. A suggellare questa epifania civica, un finale di straordinaria e concreta saggezza. Non un freddo commiato, ma un Laboratorio di Enogastronomia a cura dell’indirizzo Alberghiero dell’Istituto, con annessa degustazione. Vi è una filosofia profondissima in questa scelta. Il cibo, in Sicilia, è grammatica dei sentimenti, è storia, è identità. I ragazzi dell’Alberghiero, offrendo i prodotti della loro maestria, hanno sublimato il concetto di lavoro pulito. Trasformare i frutti della terra in eccellenza culinaria significa rispettare il territorio, significa amarlo. Quella degustazione è stata l’ultima lezione della giornata: il sapore della legalità è buono, appagante. La terra, se liberata dal giogo criminale e coltivata con mani oneste e competenti, non produce veleni, ma nutrimento.

Aperture

Ripercorrendo con la memoria le ore trascorse al Plesso Panepinto, si ha la netta sensazione che a Bivona, il 5 maggio 2026, si sia scritta una pagina di storia patria. Non la macchiostoria dei palazzi del potere, ma la microstoria che innerva e sostiene la spina dorsale del Paese. L’IISS “Pirandello”, quel giorno, ha dimostrato che la Sicilia non è condannata al suo stereotipo. Con la forza dell’associazionismo, con la presenza imponente dello Stato, con la memoria incandescente dei suoi martiri (da Greco a Borsellino), ma soprattutto con lo sguardo limpido e l’impegno dei suoi studenti, questa terra ha celebrato il proprio funerale alla mafia e la propria rinascita nell’alveo della Costituzione. Un manifesto intellettuale e operativo che, da un angolo dei Monti Sicani, grazie alla lungimiranza di una dirigente Scolastica che vede lontano, si alza come un monito e una speranza per l’Italia intera.

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Francesco Rizzo
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