A volte la morte non è il sipario che cala, ma solo il grottesco inizio di un secondo atto. Ci illudiamo che il riposo eterno sia, per l’appunto, eterno. Ma se c’è una cosa che la storia e la letteratura ci insegnano, è che i vivi sanno essere spietati o morbosamente ossessionati da chi non può più difendersi, soprattutto se chi riposa in quella bara è stato un gigante del suo tempo. È questa l’amara, ironica e a tratti surreale consapevolezza che ci travolge sfogliando le pagine di “Avventure postume di personaggi illustri”, il saggio pungente e divagante nato dall’incontro tra le penne di Roberto Alajmo e Marco Carapezza, pubblicato per i tipi di Sellerio. Un libro che scoperchia, in senso tutt’altro che figurato, le bare dei grandi della storia per raccontarci cosa succede quando il mito si scontra con il fanatismo feticista dei posteri.
La vendetta della mediocrità
Cosa resta di un uomo illustre dopo l’ultimo respiro? Spesso, un osso. Un dito. Un cranio, come quello anatomicamente perfetto e vagamente inquietante che campeggia sulla copertina blu della collana “La memoria” di Sellerio. Alajmo e Carapezza ci accompagnano in un viaggio tra dieci avventure esemplari, dieci destini post-mortem capitati a uomini e donne straordinari. Ci dimostrano come il culto delle reliquie, che credevamo un retaggio confinato alle cripte del Medioevo, abbia in realtà attraversato indenne l’Illuminismo e il pensiero razionalista, trasformandosi ai giorni nostri in una vera e propria inconscia vendetta della mediocrità sulla grandezza.
- Finché ci sarà qualcuno disposto a rubare, contendere o venerare le spoglie di un genio come fossero amuleti;
- Finché il corpo di un personaggio illustre verrà esibito o smembrato come un trofeo in una macabra caccia al tesoro;
- Finché rinunceremo a scindere l’eternità dell’opera intellettuale dal decadimento della carne…
…continueremo ad assistere a questa giostra in cui la dignità umana cede il passo all’ossessione materiale.
Un appuntamento Parigino. Parlare di morte per celebrare la vita
Ed è proprio di questo accanimento grottesco che si discuterà in un incontro che ha tutto il sapore di un evento imperdibile. La cornice, in questo caso, non è una polverosa e silenziosa biblioteca palermitana, ma il cuore multiculturale e pulsante della Francia.
Venerdì 22 maggio, alle ore 19:00, Roberto Alajmo e Marco Carapezza varcheranno la soglia de La Libreria, al numero 89 di rue du Fbg Poissonnière (Paris 9), per presentare questo lavoro a quattro mani. Osservando la locandina dell’evento – dove i volti sorridenti, complici e disincantati dei due autori siciliani vengono accostati al severo teschio in copertina – non si può fare a meno di provare una certa empatia. C’è qualcosa di profondamente vitale nel raccontare i destini tragicomici dei defunti illustri. È una rivincita della narrazione, dell’intelligenza e dell’umorismo siciliano contro la gravità del tabù della morte.
L’eredità oltre la carne
Se vi trovate a Parigi, questo è un appuntamento a cui non si può mancare. Sarà una preziosa occasione per farsi due risate a denti stretti e per ricordarci, una volta per tutte, che la vera immortalità non risiede nell’accanimento terapeutico della memoria fisica, ma nelle idee, nelle parole e nelle azioni che lasceremo camminare nel mondo.
E forse, la prossima volta che ci fermeremo deferenti davanti al mausoleo di un “grande”, ci chiederemo con un brivido e un sorriso sardonico: chissà a chi appartiene davvero quel femore?
#sellerio #alajmocarapezza #avventurepostume #lalibreria #parigi












