Se Il cielo delle meduse esplorava il potere salvifico e sacrificale dell’educazione, Angelica e il Professore si addentra nel crinale più scivoloso e insidioso del mondo scolastico: l’amore proibito tra docente e allieva. Tuttavia, Mongiovì si guarda bene dal confezionare una banale storia scandalistica o un romanzetto pruriginoso. Il testo, come evidenziato fin dalla prefazione, si delinea piuttosto come un “romanzo filosofico-sentimentale” e un manifesto di “nuovo neorealismo”. L’opera unisce una critica spietata e feroce al sistema scolastico moderno a una dimensione lirica e spirituale che trascende il tempo e lo spazio.
La fabbrica dei cretini
Il protagonista, il professor Dario De Angelis, raccoglie idealmente il testimone di Rosario Monti. Anch’egli è un docente di Lettere (in un liceo di Torino) che si ribella all’aridità della scuola contemporanea. Il suo mantra pedagogico riecheggia in modo speculare quello del suo predecessore letterario: i ragazzi non devono studiare per prendere “voti”, ma per colmare i “vuoti”. La critica di Mongiovì in questo romanzo si fa ancora più politica e radicale. Attraverso i monologhi e gli interventi in Collegio Docenti di Dario, l’autore si scaglia contro i “nuovi ayatollah della pedagogia” e contro l’abuso del “tecnicismo” che riduce l’analisi letteraria a un’autopsia su un testo morto. Il sistema scolastico, asservito al neoliberalismo, viene accusato di essersi trasformato in una “fabbrica di cretini”, progettata per sfornare individui acritici, obbedienti e privi di memoria storica, utili solo come manodopera a basso costo. A questo sistema alienante si contrappongono figure come il rigido Preside e l’algida Professoressa Germana (non a caso soprannominata “La Tedesca”), i quali incarnano un’autorità scolastica che genera solo panico e asservimento.
Ansia da prestazione e il complesso di perfezione
Un esempio luminoso della pedagogia “umana” di Dario è la sottotrama dedicata ad Aisha, un’eccellente studentessa di origini marocchine afflitta da continui attacchi di panico. Mentre psicologi e colleghi falliscono nel curarla, il professor De Angelis risolve il problema con un folgorante dialogo filosofico: fa capire alla ragazza che la sua ansia deriva dalla pretesa arrogante di essere perfetta, confondendo l’umano “io” con “Dio”. Questa liberazione dall’ansia di perfezione restituisce Aisha alla vita, dimostrando ancora una volta che il vero insegnamento è una cura dell’anima.
Il dualismo deontologico
Il nucleo narrativo ed emotivo del romanzo è però l’incontro fatale tra Dario e Angelica, una sua bellissima e intelligente allieva dell’ultimo anno. Fin dal loro primo incrocio di sguardi in classe, non scocca una semplice scintilla, ma si palesa un vero e proprio déjà vu: entrambi percepiscono di essersi già amati in un’altra vita o in un’altra dimensione. Questo evento innesca in Dario un devastante conflitto interiore, che l’autore paragona esplicitamente al dualismo di Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Da una parte c’è il Professore (Jekyll), custode della deontologia professionale, del ruolo istituzionale e del pudore, che tenta disperatamente di imporre una “tregua”, schivando lo sguardo della ragazza ed erigendo muri. Dall’altra c’è l’Uomo (Hyde), dominato da un istinto amoroso irrefrenabile che travolge ogni argine razionale e morale. Mongiovì traccia una mappa dell’eros tutta interiorizzata: l’amore tra i due non si consuma in atti carnali plateali, ma vive di sguardi negati, di silenzi, di connessioni telepatiche in aula e di messaggi notturni veicolati attraverso le canzoni (come Musica di Paolo Meneguzzi o Te lo leggo negli occhi di Franco Battiato).
La ribellione di Angelica e il rifiuto delle convenzioni
Angelica non è la tipica figura dell’adolescente ingenua e passiva. Stimolata dalle lezioni “fuori dagli schemi” del suo professore, la ragazza matura una consapevolezza dirompente. Refrattaria alle volgari attenzioni dei suoi coetanei (“tamarri” e “zarri” di corridoio), Angelica persegue il suo amore con determinazione. La svolta avviene il giorno del suo diciottesimo compleanno: spegnendo le candeline nel buio dell’aula, ruba un bacio sulle labbra al professore, sussurrandogli: “Prof, sono maggiorenne. La tregua è finita!”.
Oltre le sbarre della realtà
L’autore è consapevole che un amore simile, calato nella miseria delle convenzioni sociali e istituzionali contemporanee, sia destinato al ludibrio o allo scandalo. Per questo motivo, nei capitoli finali (“Cinque anni dopo”, “Il déjà vu”, “L’amore che trascende il tempo”), Mongiovì compie uno scarto narrativo inaspettato, proiettando la storia su un piano metafisico ed esoterico. Si scopre che l’intuizione telepatica iniziale era fondata: i due si appartengono da vite precedenti. La loro storia non può essere vissuta pienamente nel gretto pianeta “Terra”, ma è destinata a sublimarsi attraverso la reincarnazione o il passaggio in altre dimensioni. In questo modo, l’amore non viene sporcato dalle norme sociali, ma preservato nella sua purezza assoluta.
In itinere
Con Angelica e il Professore, Giuseppe Mongiovì ci consegna un’opera coraggiosa e provocatoria. L’autore utilizza la scuola non solo come palcoscenico per denunciare il vuoto della modernità burocratica, ma come luogo d’elezione per uno scontro supremo tra le regole umane e le ragioni dell’universo. È un libro che ci invita a riflettere su quanto spesso sacrifichiamo l’autenticità dei nostri “vuoti” in nome dell’ipocrisia delle apparenze, lasciandoci il monito (veicolato anche dalla musica di Battiato tanto cara ai due protagonisti) che la vera educazione, come il vero amore, richiede la capacità di guardare “oltre”.











