La Carne e l’Inchiostro. Tano Aronica incontra il fantasma di Gesualdo Bufalino

Articolo di Francesco Rizzo – Direttore editoriale di Sorsi e Morsi

Vi sono serate in cui il palcoscenico cessa di essere finzione per farsi soglia vibrante tra i vivi e la memoria. Sabato 4 luglio 2026, al Loggiato della Fondazione Bufalino a Comiso, si compirà questa magia. “Il miracolo del bis. Frammenti di un dialogo immaginario”, adattato e diretto da Andrea Traina, è un rito di evocazione in cui l’attore Gaetano Aronica si trova a fronteggiare il fantasma di Gesualdo Bufalino. Per comprendere la profondità della sfida, bisogna addentrarsi nel labirinto di Bufalino. Sopravvissuto in gioventù alla tubercolosi, lo scrittore di Comiso ha convissuto con l’ombra costante della fine, trasformando la sua esistenza in un lucidissimo tentativo di esorcizzare il nulla attraverso il verbo. La sua penna era un cesello, la sua inconfondibile lingua barocca una trincea eretta per difendersi dal vuoto. Bufalino, essenzialmente, scriveva per non morire.Come si dà corpo a un uomo fatto di carta, silenzi e ricordi? Qui si inserisce prepotentemente Gaetano Aronica. La sua poetica non cede mai alla declamazione scolastica: il suo è un teatro della carne, del sudore e dell’emozione febbrile. Se Bufalino è l’architetto dell’etereo, Aronica è l’artigiano del tangibile. Sul palco, l’attore non si limita a imitare il Maestro, ma lo incarna, prendendo le sue allegorie complesse per renderle sangue, respiro e affanno. È il mito dell’interprete che, guardandosi allo specchio, vi scorge il personaggio, dando vita a un corpo a corpo psicologico che esplora la “ferita segreta” da cui sgorgano le ragioni stesse della scrittura. In questo teso faccia a faccia intellettuale irrompe la danzatrice Noemi Castronovo. Chiamata a incarnare le “schegge di fiaba” e l’eterno femminino che attraversa l’opera bufaliniana, la sua presenza rappresenta il necessario contrappeso lirico alla gravità della parola. Dove il tormento razionale si perde nell’angoscia, il suo corpo interviene a riportare la luce, sublimando il dolore nel movimento e nella grazia. Anticipando idealmente il docufilm “Sulle soglie della notte”, questo appuntamento della rassegna L’ingegnere di Babeleci ricorda che le parole più alte sanno attraversare il tempo. Sabato 4 luglio assisteremo a questo irripetibile “miracolo del bis”: l’incantesimo teatrale per cui, fondendo l’anima inquieta di un grande scrittore nel corpo vigoroso di un attore, l’arte ricuce lo strappo del tempo e sconfigge, per una notte, il silenzio dell’oblio.

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Francesco Rizzo
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